
“Scopriamo orizzonti nuovi ed impensabili”
Un giorno un umile contadino, nel cercare legna per l’inverno, si imbatté in uno spelacchiato ed impaurito ed affamato aquilotto. Lo raccolse con tanto amore, lo coprì con la sua sciarpa e decise di portarlo con sé. Non conoscendo la sua provenienza decise di allevarlo fra i suoi polli, dandogli da mangiare becchime.
Il tempo passò e l’aquilotto crebbe forte, grande, ma goffo nei movimenti. Aveva conosciuto fino a quel momento le galline ed in esse si identificava perfettamente nutrendosi di verdure fresche, granturco, resti di cibo. Mentre il tempo scorreva nella semplicità della vita contadina, passò da quelle parti un naturalista che voleva osservare il mondo campagnolo apprezzandone la genuinità.
Presto il contadino e l’uomo divennero amici. Il primo, mostrò con orgoglio il suo podere al naturalista che si fermò a guardare il pollaio ed i suoi polli. Il secondo, guardando i polli scoprì tra di essi l’aquilotto già grande. Dopo averlo riconosciuto disse al contadino che quello non era un pollo ma un aquilotto col cuore d’aquila imperiale ed in quanto tale doveva imparare a volare, conquistare il cielo e la libertà. Egli stesso gli avrebbe insegnato a volare.
Il contadino invece insisteva dicendo che non sarebbe mai riuscito nell’intento, perché era cresciuto in gabbia con i polli e pollo sarebbe rimasto tutta la vita.
Il naturalista comprendeva bene l’urgenza di insegnargli a volare per renderlo libero agli occhi di tutti. Sapeva, infatti, che lo attendeva un destino assai diverso da quello di un umile pollo pronto a finire allo spiedo. Così convinse il contadino a prenderlo per aiutarlo a volare. L’uomo prese così l’aquilotto per il primo tentativo di volo.
Purtroppo, da essere umano quale era, del volo non conosceva alcuno strumento né i segreti che lo compongono. Provò ad avviare il volatile ma l’aquilotto non avendo consapevolezza di chi fosse veramente saltò giù da un albero e beccò il mangime come al solito.
Lo studioso, il giorno dopo e sempre più caparbio, tenace e testardo riprese il piccolo e lo portò fuori facendogli fare qualche ulteriore tentativo. Purtroppo, anche il secondo giorno, il tentativo fallì.
L’impacciato volatile saltò subito giù dall’albero e beccò ancora una volta il cibo al quale era stato abituato da piccolo.
Il giorno successivo, il naturalista, dotato sempre più di una buona dose di pazienza, lo condusse su in montagna dicendogli col cuore e con molta decisione: “Tu sei un’aquila e devi volare!!!”.
L’aquilotto guardò il cielo, le nuvole, il grande spazio intorno a lui, la libertà, la natura, osservò infine il suo possente corpo, le sue grandi ali ed incoraggiato dall’uomo che gli dava da giorni tanto coraggio guardò il cielo, diede uno sguardo affettuoso al pollaio e ai suoi amici volatili, e poi nuovamente il cielo, il caldo e splendente sole ed infine volò più lontano che poté.
Può darsi che guardi ancora il pollaio, ma certo è che ha capito che un’aquila reale deve guardare oltre il proprio corpo, il proprio becco, i propri limiti.
Ciascuno di noi deve guardare la propria anima e osservare bene cosa c’è veramente dentro. Gli occhi del cuore e dell’anima possono percepire, vedere, osservare, guardare oltre le apparenze ed i limiti.
Guardando molto attentamente si scoprono orizzonti nuovi ed impensabili. L’importante è avere il coraggio di conoscere il nuovo ed il diverso.
E’ uso fermarsi all’apparenza e non riuscire ad andare oltre. Sapere di possedere tante risorse ma non farle emergere è un vero peccato, perché si rischia di rimanere fossilizzati nei propri consueti spazi e di vivere una vita monotona, castrante e piatta.
Maria Pina B.